
Bisogna aspettare che cali la sera e, senza far rumore, andare lungo i muri, salire su per una delle colline, sedersi sulle vecchie pietre o stare in silenzio a guardare l'acqua che scorre sotto il ponte di ferro, e la si sente; non forte, non stentorea, ma lieve, gentile, quasi un mormorio, come la brezza; ma la si sente: la voce della storia. Malacca è uno di quei posti. Pieno di morti. E i morti bisbigliano. Bisbigliano in cinese, in portoghese, in olandese, in malese, in inglese. Alcuni bisbigliano anche in italiano, altri in lingue che non si parlano più, ma poco importa: le storie che i morti di Malacca raccontano paiono non interessare più nessuno.
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